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Quando rifare il sito web della tua attività? I segnali da non ignorare

Quando rifare il sito web della tua attività? I segnali che dicono che è ora, come scegliere tra restyling e sito nuovo e come non perdere le posizioni su Google.

Due persone in un ufficio sistemano su un grande tavolo bozze di pagine web disegnate su fogli di carta

Il tuo sito ha qualche anno, ti sembra “vecchiotto”, ma funziona ancora e rifarlo ti pare una spesa da rimandare. Capire quando rifare il sito web è una domanda che quasi ogni titolare si pone prima o poi, e la risposta non dipende dal calendario. Dipende da cosa il sito ti fa perdere oggi.

Quando rifare il sito web: i segnali da riconoscere

Mano con matita su una lista di controllo appoggiata sul bancone di un negozio, accanto a uno smartphone posato
Apri il tuo sito dal telefono come farebbe un cliente e annota ogni punto scomodo.

Non esiste una scadenza fissa, tipo “ogni tre anni”. Esistono segnali precisi, e se ne riconosci più di uno conviene muoversi. Il primo si vede in trenta secondi: prendi il telefono e apri il tuo sito. Se devi allargare il testo con le dita o i pulsanti sono minuscoli, hai un problema serio.

Il motivo è semplice. Google usa la versione mobile del sito per indicizzarlo e posizionarlo, come spiega nelle sue linee guida sull’indicizzazione mobile-first. Un sito pensato solo per il computer parte quindi svantaggiato, anche se da scrivania sembra perfetto.

Gli altri segnali da controllare:

Quest’ultimo punto è il più subdolo. Il sito non si rompe: smette in silenzio di portarti clienti. E siccome nessuno ti avvisa, te ne accorgi tardi.

Restyling o sito nuovo: come capire cosa ti serve

Un artigiano ridipinge la porta in legno di un vecchio negozio in una via di un paese lombardo
Prima di decidere, elenca cosa del sito attuale funziona ancora e va tenuto.

Rifare il sito non vuol dire per forza buttare tutto. Pensa al tuo negozio: a volte basta ridipingere e cambiare l’illuminazione, altre volte i muri sono storti e conviene ristrutturare. Con il sito è uguale.

Un restyling del sito ha senso quando la struttura regge: le pagine giuste ci sono, Google ti trova, ma la grafica è datata e la navigazione da telefono è scomoda. Si interviene su aspetto, testi e pulsanti, salvando quello che già funziona.

Serve invece un sito nuovo quando la base è il problema. Per esempio, immagina uno studio di commercialisti a Monza con un sito fatto dieci anni fa su una piattaforma che nessuno aggiorna più: ogni ritocco costa fatica, e aggiungere una pagina per un nuovo servizio diventa un’impresa. Lì rattoppare non conviene, meglio ripartire con un sito web vetrina costruito su basi moderne e facili da gestire.

La domanda giusta da farsi è una: quanto mi costa tenerlo così? Contatti persi, tempo sprecato, clienti che vanno dal concorrente con il sito più chiaro. Messa così, la scelta di solito diventa evidente.

Rifare il sito web senza perdere le posizioni su Google

Lavagna bianca con uno schema a frecce che collega riquadri a sinistra con riquadri a destra
Segnati le pagine che oggi ti portano più richieste: nel nuovo sito non devono sparire.

Qui la maggior parte sbaglia. Si mette online il sito nuovo, bellissimo, e dopo qualche settimana le visite crollano. Il motivo è quasi sempre lo stesso: gli indirizzi delle pagine sono cambiati e nessuno ha detto a Google dove sono finiti.

Se la vecchia pagina “servizi/impianti-elettrici” diventa “cosa-facciamo”, chi arriva dal vecchio link trova una pagina di errore. La soluzione si chiama reindirizzamento permanente (301): un’istruzione che porta in automatico dal vecchio indirizzo al nuovo. Google stesso, nella sua guida allo spostamento dei siti, consiglia di preparare prima una mappa tra vecchi e nuovi URL e di impostare i reindirizzamenti al momento del passaggio.

Metti in conto anche un periodo di assestamento. Google avverte che durante lo spostamento il posizionamento può oscillare per un po’, il tempo di ripassare tutte le pagine. È normale, e con i reindirizzamenti fatti bene le posizioni si stabilizzano.

Un ultimo consiglio: mantieni lo stesso dominio, se puoi. È il tuo indirizzo da anni, i clienti lo conoscono e Google pure.

Domande frequenti

Ogni quanto si rifà un sito web aziendale?

Non c’è un intervallo valido per tutti. Conviene intervenire quando il sito non si legge bene da smartphone, non riesci più ad aggiornarlo o non racconta più quello che fai oggi. Un controllo una volta l’anno ti aiuta a capirlo per tempo, prima che inizi a farti perdere contatti.

Rifacendo il sito perdo le posizioni su Google?

Non per forza. Il rischio nasce quando cambiano gli indirizzi delle pagine senza reindirizzamenti. Con una mappa dei vecchi URL e i redirect 301 impostati correttamente, dopo un periodo di assestamento il sito recupera, e se il nuovo è più chiaro e veloce può anche andare meglio di prima.

Posso rifare il sito tenendo lo stesso dominio?

Sì, ed è la scelta più sensata nella gran parte dei casi. Il dominio è il tuo indirizzo su internet: cambiarlo significa ricominciare a farsi conoscere. Si rinnova il sito, il dominio resta tuo e i clienti continuano a trovarti dove ti cercavano.

Se ti stai chiedendo quando rifare il sito web della tua attività, possiamo guardarlo insieme e dirti con franchezza se basta un restyling o serve ripartire. Scrivici dalla pagina contatti: ne parliamo senza impegno.

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