Quando qualcuno ha bisogno di un idraulico, di un parrucchiere o di un commercialista, non sfoglia le pagine gialle: apre Google e scrive due parole. Il servizio che cerca, e dove. “Parrucchiere Busto Arsizio”, “commercialista vicino a me”.
In quei pochi secondi si decide se ti prende in considerazione o se nemmeno sa che esisti. E la cosa interessante è che non vince chi è più grosso: vince chi è messo meglio su tre cose precise.
1. La scheda Google della tua attività
È gratuita, si chiama Google Business Profile, ed è il singolo intervento con il miglior rapporto tra fatica e risultato. È quel riquadro che compare a destra nei risultati, o il segnaposto sulla mappa.
Se non l’hai mai rivendicata, è probabile che esista già una scheda generata in automatico, con orari sbagliati e magari una foto scattata da un passante nel 2019.
Cosa conta davvero, in ordine:
- Categoria giusta. “Ristorante” e “Pizzeria” portano ricerche diverse. Scegli quella che descrive cosa fai davvero, non quella più ampia.
- Orari veri e aggiornati. Chi arriva e trova chiuso lascia una recensione negativa, e quella pesa per anni.
- Foto tue, non stock. Dieci foto vere dell’ambiente e del lavoro valgono più di cento immagini comprate.
- Recensioni, chieste. Non aspettarle: chiedile a voce a fine servizio, quando il cliente è contento. È il momento in cui dice di sì.
Le recensioni sono l’unica parte della tua reputazione online che non puoi scrivere tu. Per questo Google le pesa così tanto — e per questo vale la pena chiederle.
2. Un sito che dica dove sei
Google deve capire in che zona lavori, e lo capisce dal testo delle tue pagine. Se il tuo sito non nomina mai la città, stai chiedendo di essere trovato senza dire dove sei.
Non significa infilare il nome del paese ovunque — quello è il trucco da manuale del 2010, e oggi Google lo riconosce e lo penalizza. Significa scrivere in modo naturale:
- Il titolo della pagina dice cosa fai e dove: “Centro estetico a Gallarate”, non “Benvenuti nel nostro sito”.
- Una pagina contatti con indirizzo completo, telefono cliccabile e mappa.
- Se servi più comuni, una pagina per ciascuno — ma solo se hai qualcosa di diverso da dire per ognuno. Cinque pagine fotocopia fanno più male di una pagina sola.
3. Velocità e telefono
Sei ricerche locali su dieci partono da uno smartphone, spesso per strada, spesso con la connessione che va e viene. Se il sito ci mette cinque secondi ad aprirsi, metà delle persone se ne è già andata.
Due controlli che puoi fare adesso, dal tuo telefono:
- Apri il tuo sito in rete dati, non in Wi-Fi. Quanto ci mette?
- Il numero di telefono si tocca e parte la chiamata, o va copiato a mano?
Sembrano dettagli. Sono esattamente i punti dove si perdono i contatti.
Quanto tempo ci vuole per vedere risultati
Onestamente: la scheda Google può portare le prime visite in qualche settimana. Il posizionamento del sito è più lento, tra i tre e i sei mesi, e dipende da quanta concorrenza hai in zona.
Chiunque ti prometta la prima posizione in quindici giorni ti sta vendendo qualcos’altro.
La buona notizia è che è un lavoro che si accumula: quello che costruisci ora continua a portare contatti anche l’anno prossimo, senza che tu debba ricomprarlo ogni mese come succede con la pubblicità.
Se vuoi capire come sei messo oggi, scrivici: diamo un’occhiata alla tua situazione e ti diciamo cosa sistemare per primo.
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